ISSN1989-1970

Abril-2026

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UNA LEZIONE INCOMPIUTA: COSIMO CASCIONE (26.4.1969-14.12.2024)

AN UNFINISCHED LESSON: COSIMO CASCIONE (26.4.1969-14.12.2024)

 

 

Paola Santini

Professore associato di Diritto romano e fondamenti del diritto europeo

Università di Napoli Federico II

 psantini@unina.it

https://orcid.org/0000-0001-7604-9239

 

 

(SANTINI, Paola, Una lezione incompiuta: Cosimo Cascione (26.4.1969-14.12.2024) RIDROM [on line]. 36-2026. ISSN 1989-1970. Pp.545-558.  https://reunido.uniovi.es/index.php/ridrom)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

1. Radici vive

 

Come accade per i maestri autentici, Cosimo Cascione lascia un silenzio postumo assordante, una frattura tacita nell’ordine delle cose. Il 14 dicembre 2024 non solo si è interrotta, in modo innaturale, un’importante parabola scientifica e accademica – le cui coordinate restano però salde ad indicare la strada per gli studi storico-giuridici –, ma si è anche arrestato prematuramente un percorso esistenziale vissuto all’insegna di una profonda umanità[1].

 

Studioso dalla vivace curiosità, intuitivo, versatile, attento, rigoroso, direi quasi puntiglioso, ha dedicato la sua vita allo studio. Raffinato esploratore del sapere in tutte le sue forme, giurista in continuo dialogo con la sua comunità, fortemente consapevole della fondante e propulsiva valenza culturale degli studi storici del diritto. La straordinaria ampiezza del suo osservatorio si apprezza nelle monografie[2] come nella miriade di saggi, articoli, recensioni, interventi congressuali, che esprimono una profonda erudizione mai fine a sé stessa, che vive della dialettica passato-presente, nella quale il diritto romano si trova in costante confronto con il giurista contemporaneo[3]. Capace di maneggiare con disinvoltura fonti complesse, aperto a misurarsi con strumenti di studio innovativi, ad interrogare i testi antichi in una prospettiva interdisciplinare. Il ragionamento giuridico si nutre, nei suoi scritti, della filologia, della storia sociopolitica, dell’economia, della prosopografia, della papirologia, dell’epigrafia, della poesia, dell’antropologia. Cascione rappresenta un riferimento cardinale nella romanistica (e non solo), anche per la rara sensibilità antiquaria nel recupero storiografico, nel riportare all’attenzione i giganti del passato. Ha calcato soprattutto terreni circoscritti di indagine per rendere possibile uno scavo più in profondità, che consentisse al contempo di intercettare linee di ricerca amplissime[4].

Le sue solide fondazioni culturali affondano negli anni giovanili, all’interno della fertile scuola del suo padre accademico, Luigi Labruna, scomparso nel luglio scorso[5]. È quest’ultimo a seguirlo per la stesura della tesi di laurea in Storia del diritto romano, che discute nel 1991 cum laude presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Ateneo napoletano Federico II. Il tema affrontato, la storia di una magistratura minore, dei tresviri capitales, viene poi sviluppato nell’elaborato che gli consente di acquisire il titolo di dottore di ricerca in Diritto romano nel 1996, e diventa poi la trama della sua prima monografia, pubblicata dopo qualche anno per i Tipi dell’Editoriale Scientifica[6]. Una carriera rapida e brillante. Nel 1998 ricercatore presso la Facoltà giuridica della Seconda Università di Napoli, nel 2000 il suo ‘ritorno’ come professore associato alla Federico II, dove viene chiamato come straordinario nel 2005, a soli trentacinque anni, e dove lavora poi come ordinario.

 

C’è qualcosa di quasi iniziatico negli anni che un giovane studioso di diritto romano trascorre in Germania. I lunghi e reiterati soggiorni a Göttingen, nell’Institut für Römisches und Gemeines Recht della Georg-August Universität, hanno aperto a Cascione, ancora giovanissimo, la dimensione europea, grazie all’attenta guida di Okko Behrends. Durante uno di questi periodi ho potuto anche io godere dell’opportunità di frequentare l’istituto. Mi accolse con la delicatezza di chi vuole alleggerire l’altro dalle difficoltà dell’adattamento a contesti inusuali, per farlo orientare nella quotidianità del lavoro, come nei momenti di svago. Mi resi subito conto che, nonostante l’assenza di riferimenti abituali, Cascione era riuscito a ricostruire lì il suo mondo: raggiungendo la massima concentrazione nello studio e una perfetta integrazione non solo linguistica.

 

Tanti gli incarichi istituzionali ricoperti. Tra questi i ruoli di Presidente del Consorzio Interuniversitario Gérard Boulvert per lo studio della civiltà giuridica europea e la storia dei suoi ordinamenti, negli anni tra il 2016 e il 2019, di Coordinatore del gruppo di lavoro ANVUR per le riviste di Area 12, nel biennio 2019-2020, di Coordinatore del Dottorato in Diritti Umani. Storia, teoria e prassi dell’Università di Napoli Federico II, dal 2018 al 2023, di Direttore del Centro Interdipartimentale Arangio-Ruiz nello scorcio tra il 2021 e il 2024[7]. Importanti anche i riconoscimenti per le sue ricerche. La prima opera monografica sui tresviri capitales merita il Premio speciale della Corte costituzionale della Repubblica Italiana nell’ambito del Quinto Premio Romanistico Internazionale Gérard Boulvert[8]. Da quella autorevole Giuria viene cooptato nel 2016, anche se contribuisce di fatto alle attività già a partire dal 1993. Nel 2022 si aggiudica, per le Scienze giuridiche, l’importante Premio ‘Antonio Feltrinelli’ dell’Accademia dei Lincei – lepidamente ribattezzato da Cascione ‘Feltrini’ – con particolare elogio alla monografia sulla nozione giuridica del consensus[9]. Sono traguardi che sottendono continue ricerche, sacrifici. Il ‘peso’ della sua immensa cultura lo portava con sé, nel suo zaino colmo di libri, con orgoglio, anche quando il viso indulgeva ad un cenno di stanchezza, che spariva immediatamente quando arrivava compiaciuto ad una delle sue brillanti intuizioni o riusciva con soddisfazione a lasciare in uno scritto traccia di un’idea.

 

Era un lettore onnivoro. La sua passione per i libri è stata raccontata in maniera raffinata e vivida da Carla Masi Doria in un commosso ricordo[10]. La ricerca di testi rari o esemplari curiosi ha rappresentato per lui una costante vocazione inesausta. A questo proposito mi viene alla mente la celeberrima immagine di un autore a lui molto caro, Jorge Luis Borges[11]: «Lento en mi sombra, la penumbra hueca / Exploro con el báculo indeciso, / Yo, que me figuraba el Paraíso / Bajo la especie de una biblioteca»[12].

 

Il suo percorso si è nutrito dell’importante sodalizio intellettuale ed umano nato quando era ancora studente con Carla Masi[13], cresciuta anche lei nella scuola di Labruna e oggi alla guida del Dipartimento di Giurisprudenza della Federico II. Dalla reciproca stima si è sviluppato un processo di feconda co-costruzione, è scaturita una forza collaborativa che si è tradotta, negli anni, nella condivisione di progetti di ricerca, di metodologie, nella partecipazione a convegni in ambito transnazionale, nel coordinamento di gruppi di ricerca, nella supervisione del lavoro di appassionati giovani studiosi. Insomma, una cooperazione accademica fondata su un profondo dialogo osmotico.

 

 

2. Rigore e passione: oltre la cattedra

 

Ricordare Cascione significa necessariamente anche ritornare con la memoria nei luoghi che ha lasciato, nei quali si avverte ancora la sua voce, la sua presenza: nell’ex Dipartimento di Diritto romano, negli studi dei docenti, nei corridoi, nelle biblioteche, dietro la sua scrivania strabordante di libri, carte, fotocopie, fonti, recuperati freneticamente anche sul web o, se di non facile reperibilità, attraverso una fitta rete di rapporti costruita grazie ad una proverbiale, ‘mommseniana’, capacità organizzativa. Dietro il suo tavolo di lavoro – sommerso anche da pizzini spesso criptici nei quali fermava spunti, ragionamenti o soltanto la ‘scaletta’ della giornata – si immergeva e riemergeva ciclicamente. Sono questi i luoghi nei quali accoglieva anche i tanti studiosi stranieri che frequentano ancora ora il Dipartimento. Con molti di loro ha saputo creare rapporti amicali – di fiducia, al di là delle differenze –, costruiti nel tempo con presenza costante, credibilità intellettuale; li faceva sentire ‘a casa’ coinvolgendoli nella sua vita quotidiana anche familiare, innesti di una radice comune, nei quali riconosceva storie, percorsi, o anche fragilità invisibili.

 

Tante le aule universitarie che hanno fatto da cornice alle sue memorabili lezioni nell’ambito dei corsi tenuti presso l’Ateneo fridericiano, anche per la Scuola di specializzazione per le professioni legali. La sua docenza lo ha portato pure a Roma, all’Università LUISS Guido Carli, dove ha insegnato Istituzioni di diritto romano, un corso che sono stata profondamente onorata di potere condividere con lui. Notevoli gli incarichi di docenza affidatigli anche all’estero, in Polonia, in Cile, in Cina, in Germania[14].

Chi ha avuto il privilegio di conoscerlo sa che la sua eredità risiede soprattutto nelle persone che ha formato. Per generazioni di studenti e per i suoi allievi è stato una guida capace di ascoltare, di incoraggiare, di insegnare con rigore e benevola severità. In ognuno di noi resta una sua traccia, più o meno evidente o profonda, ciascuna diversa. Era un grande comunicatore. Durante una lezione è riuscito perfino a fare marciare gli studenti in aula, invitandoli a seguire il ritmo cadenzato, compatto e inesorabile dell’esercito oplitico. Quando il Covid ci ha costretti ad insegnare ‘a distanza’, il suo goffo rapporto con la tecnologia informatica (gli capitavano sempre buffi inconvenienti!) lo ha portato a risolvere un problema audio del computer trasmettendo le sue spiegazioni per iscritto, in chat!

 

Provocatore, riusciva ad aprire crepe nelle certezze per fare nascere la tensione del pensiero. Bastava una sua osservazione per dischiudere orizzonti inattesi, per fare emergere elementi trascurati, dati sottovalutati. Le sue lezioni, nelle quali echeggiavano sempre le sue ultime ricerche o letture recenti, erano esercizi di formazione critica, il diritto romano appariva vivo, problematico. Più che l’urgenza di arrivare ad una conclusione, trasmetteva l’invito paziente a sostare nei problemi, senza anticipare o imporre soluzioni, sollevando magari dubbi, nella consapevolezza che il pensiero autonomo ‘ha bisogno di tempo’. Le idee venivano interrogate, messe alla prova, persino contraddette, seminate, per attendere che germogliassero ‘a modo loro’. Appena laureata, ho avuto la fortuna di prendere parte ai suoi seminari didattici. In quei pomeriggi, l’aula 26 del suggestivo Cortile delle Statue mi appariva un’arena, intimorita com’ero soprattutto dal suo immenso sapere. Consapevole di avere ancora tanto da imparare, approcciavo timidamente a quell’apprendistato privilegiato. Lasciava grande autonomia a noi collaboratori, si comportava apparentemente come un mero osservatore, ma subito dopo arrivava inesorabile la pars destruens. Con poche parole metteva ordine nel nostro caos espositivo, talvolta anche in presenza degli studenti. Solo con il tempo ho compreso come quel rigore servisse da monito, ci permettesse di ‘ragionare’, di non scivolare nella ripetizione superficiale di nozioni manualistiche precostituite. Gli scambi improntati al ‘lei’ accademico, i dialoghi mediati sempre dal rispetto formale dei ruoli non celavano distanza, come pure un osservatore esterno avrebbe potuto dedurre. Tra le pieghe del registro universitario trovavano sempre spazio ironia, confidenza, toni scanzonati che ci consentivano perfino di prenderlo in giro affettuosamente!

 

La sua empatia coinvolgeva tutti, sapeva ‘arrivare’ alle persone indipendentemente dal loro livello di istruzione, nello stesso tempo ne intuiva l’animo grazie ad una speciale sensibilità. Era un affabulatore, i suoi racconti di vicende vissute che animavano i momenti conviviali delle iniziative scientifiche (dell’importanza dei quali era fermamente convinto) venivano spesso romanzate per indulgere ai tempi comici: sembravano scene tratte dalla commedia teatrale napoletana dei De Filippo, indimenticabili anche per la sua mimica coinvolgente, per l’ironia a tratti dissacrante. Quante volte studiosi anche di generazioni diverse sono stati coinvolti in ricerche e gare culinarie, in giochi sportivi a squadre, nelle riffe natalizie, nei suoi celebri scherzi, che a volte potevano diventare anche ‘macchinazioni diaboliche’.

 

Generoso, molto, nel dispensare la sua scienza ma anche nel compiere opere di assistenza materiale, senza clamore, in silenzio, delle quali a volte venivamo a conoscenza casualmente, solo molto tempo dopo. La porta del suo studio era sempre aperta, anche nei momenti più impegnativi; il suo spazio di lavoro era stabilmente condiviso con i suoi giovani allievi, una ‘coabitazione’ fortemente voluta (anche se fingeva a volte scherzosamente di subirla, minacciando di ‘traslocare’), che rendeva il confronto intellettuale un momento di crescita condivisa, sempre associato all’interesse per la persona, per le sue potenzialità. In un mondo universitario a volte troppo frettoloso le discussioni appassionate continuavano ben oltre l’orario delle lezioni o quello di lavoro, fino a tarda sera, o nei fine settimana, quando la quiete che avvolge i luoghi di studio gli consentiva maggiore concentrazione per dipanare le tante idee che gli affastellavano la mente, anche se in verità aveva la straordinaria capacità di ‘isolarsi’ per lavorare pure nei contesti più animati.

 

 

 

3. La direzione scientifica: un dialogo mai interrotto

 

Tra le tante forme in cui si è espresso il suo impegno un posto particolarmente significativo occupa l’attività di direzione della rivista Index, che ha svolto dal 2022, dopo averla condivisa per alcuni anni con il fondatore e suo maestro Labruna. Animato da un senso di profonda responsabilità intellettuale, Cascione non ne curava solo l’organizzazione editoriale, ne orientava il cammino con una dedizione che andava ben oltre il ruolo formale, facendo della rivista un laboratorio vivo di ricerca, un crocevia di dialoghi, contatti e prospettive, un punto di riferimento per studiosi affermati e giovani ricercatori, in continua tensione tra continuità e apertura a nuovi orientamenti. Nei giorni drammatici del suo ricovero in ospedale, ho svolto il triste compito di rivedere la bozza per la stampa del suo intervento nell’ambito del Convegno su Diritto romano e postmodernità, tenutosi a Maierato nell’ottobre del 2022[15]. In quelle pagine Cascione ribadisce il grande trasporto per la sua missione: «Io confesso un rapporto profondo, veramente intimo, in gran parte segreto (le confessioni si fanno delle cose segrete) con una rivista, e con le riviste in generale. Perché – sembra incredibile – se si ha una consuetudine vera con la rivista, si scopre che questa possiede una vera e propria anima, fatta di segni, di idee. È un’anima politica, scientifica e comunitaria, ha un’incredibile personalità che ha a che fare con i fondatori, ma anche con i rifondatori. Una personalità rivelata o acquisita nel tempo, composita»[16]. E quando, in un altro passaggio del suo articolato discorso sulla storia delle riviste romanistiche, accenna a inevitabili ‘afflizioni’ della nostra comunità, precisa subito: «C’è solo amore in questa mia rappresentazione delle cose, lo dico con grande sincerità»[17]. Impossibile trattenere le lacrime allora come ora.

 

Pensare, realizzare, dirigere progetti scientifici è un lavoro intellettuale a servizio della comunità che lo appassionava: individuare domande ancora aperte, riconoscere linee di sviluppo innovative, creare occasioni per generare nuova conoscenza, favorire reti di collaborazione che continuano a produrre frutti nel tempo, sempre nella consapevolezza della ricerca come impresa collettiva. Con la sua creatività si sbizzarriva a trovare titoli accattivanti. Più precisamente a inventare acronimi intriganti e originali, costretto ad adeguarsi alla ‘fase burocratica’ dell’attuale realtà universitaria[18]. Con LAWINE ha espresso la sintesi di Law and Ancient Wine: INstitutions and Economy, titolo dedicato al ruolo chiave del vino nel Mediterraneo antico. Il convegno finale è stato un ‘Simposio’ internazionale, scandito da ‘wine break’ e realizzato anche con la partecipazione di alcuni consorzi di vini campani[19]. Ha inventato SUPREX, «che è anche una medicina» – ha precisato scherzosamente – «(non so a cosa serva, ma non vorrei nemmeno indagare), e naturalmente la mia idea non era biomedica ma romanistica; si scioglie in SUPRemum EXitum, ad indicare il momento in cui il soggetto dell’ordinamento giuridico romano può fare testamento “usque ad supremum exitum”»[20].

 

Una lezione incompiuta quella di Cascione, che avrebbe offerto ancora tante pagine importanti. Ma la comunità scientifica continuerà a confrontarsi con il suo magistero ‘generativo’, che si sottrae alla contingenza biografica e persiste nel pensiero che ha contribuito a costruire, che resta vivo nel lavoro di chi ha saputo riconoscerlo e farlo proprio. Con dolore affido alla scrittura queste mie minime pagine, sperando ancora una volta in una sua benevola approvazione. Mi piace immaginarlo ora, insieme con l’amato maestro Labruna, nella sua università ideale, intesa come luogo di incontro, di libera ricerca, di dialogo autentico, a discettare ancora di diritto romano (ma non solo), con il suo sorriso sornione.

 



[1]      Tra i ricordi, quello del suo maestro LABRUNA, L., Cosimo Cascione: una vita breve, generosa e fragile, in Index 52, 2024, p. XI [= ID., Refole. Cosimo Cascione acuta intelligenza del diritto romano, in la Repubblica Napoli di lunedì 23 dicembre 2024, p. 1]; le commosse parole pronunciate da Carla Masi Doria e Carlo Nitsch il 16 dicembre 2025 durante il rito funebre che si è svolto a Napoli, nell’affollatissima chiesa di San Francesco in via Aniello Falcone, pubblicate poi in Index 52, 2024: MASI DORIA, C., Per Cosimo, pp. XII-XIII, Nitsch, C., Una paginetta, pp. XIII-XIV; quelle del suo ‘fratello maggiore’, Capogrossi Colognesi, L., Una perdita insanabile, in BIDR. 118, 2024, pp. 321-327; dell’amico di sempre FIORI, R., Cosimo Cascione (1969-2024). Un ricordo personale, in Roma e America 45, 2024, pp. 462-465, ove anche l’Editoriale di un altro suo caro ‘compagno’, SACCOCCIO, A., Editoriale. “Roma e America” per Cosimo Cascione, in Roma e America 45, 2024, pp. 1-2.; si v. pure il profilo tratteggiato da Reduzzi Merola, F., Cosimo Cascione (1969-2024), in Dialogues d’histoire ancienne 51/1, 2025, pp. 1112. Struggente il testo di MASI DORIA, C., Cosimo Cascione (1969-2024), in IVRA 73, 2025, pp. 358-366. Il prossimo volume di Index 53, 2025, a lui dedicato, raccoglie gli interventi della Dies Cosimo dicata che si è tenuta il 15 dicembre 2025, ad un anno dalla scomparsa, presso il Dipartimento fridericiano di Giurisprudenza, che aveva già ospitato il Secondo Convegno dell’Associazione italiana di diritto romano su Pena privata e pubblica genesi, itinerari, prospettive in ricordo di Cascione (5-6 giugno 2025).

[2]      Cascione, C., Tresviri capitales. Storia di una magistratura minore, Napoli, Editoriale Scientifica, 1999, pp. VIII, 328, e ID., Consensus. Problemi di origine, tutela processuale, prospettive sistematiche, Napoli, Editoriale Scientifica, 2003, pp. XIV, 534, che hanno suscitato un importante dibattito storiografico. Sui notevoli riconoscimenti ottenuti da Cascione per i suoi lavori si v. infra.

[3]      Cfr., in particolare, la raccolta di saggi di Cascione, C., Diritto romano e giurisprudenza odierna. Studi e miniature, cur. Tuccillo, F., Auciello, M., Napoli, Jovene, 2020.

[4]      Un modus operandi che si apprezza sin dalla prima monografia, CASCIONE, C., Tresviri capitales, cit.; sul punto FIORI, R., Cosimo Cascione (1969-2024). Un ricordo personale, cit. p. 464, e MASI DORIA, C., Cosimo Cascione (1969-2024), cit. p. 361.

[5]      Si v. le testimonianze dell’allieva MASI DORIA, C., Luigi Labruna (9.5.1937-13.7.2025), in Seminarios complutenses de Derecho Romano 38, 2025, pp. 73-86; e del suo inscindibile e privilegiato interlocutore CAPOGROSSI COLOGNESI, L., Ricordando un protagonista, in corso di stampa in BIDR. 119, 2025.

[6]      Si v. in nt. 2.

[7]      Socio corrispondente dell’Accademia Pontaniana dal 2015 e poi ordinario dal 2021, anno nel quale diventa anche corrispondente dell’Accademia di Scienze Morali e Politiche della Società Nazionale di Scienze, Lettere e Arti in Napoli.

[8]      Nel verbale dei lavori viene definita: «Opera elegante e meditata che, ricostruendo con interpretazioni originali la storia di una magistratura minore, dà un contributo significativo alla comprensione del rapporto fra repressione criminale e giurisdizione nel sistema istituzionale romano», cfr. Il “Quinto Premio romanistico internazionale Gérard Boulvert”: relazione della Commissione giudicatrice, in Index 30, 2002, p. 560.

[9]      L’alto merito scientifico di Cascione viene sintetizzato così nella motivazione del Premio: «Le opere monografiche e i saggi di rivista e, in particolare, la ariosa indagine sul difficile tema del “Consensus” sanno congiungere e raccordare profili sostanziali e processuali, esegetici e sistematici. La vastità dell’orizzonte culturale, spinto fino alla considerazione di capitoli filosofici (come la controversia di metodo tra Pietro Bonfante e Benedetto Croce), non nuoce al severo vaglio delle fonti e al rigore della prosa scientifica. Le sue opere, fedeli alla più alta tradizione degli studi romanistici, nella ardua sintesi fra risultati esegetici e dogmatica delle categorie, hanno un netto rilievo nella letteratura giuridica», si v. la pagina https://www.lincei.it/sites/default/files/attachments/premiati_feltrinelli_2022_v3.pdf (accesso effettuato il 30.3.2026). Cfr. sul punto CAPOGROSSI COLOGNESI, L., Una perdita insanabile, cit. p. 324.

[10]     MASI DORIA, C., Cosimo Cascione (1969-2024), cit. pp. 361-363.

[11]     Si v. CASCIONE, C., Sul nome (e il numero) dei ‘tresviri capitales’. A ritroso da Borges a Insus, cavaliere trionfante, in Index 38, 2010, pp. 21-35. Su questa sua preferenza letteraria cfr. FIORI, R., Cosimo Cascione (1969-2024). Un ricordo personale, cit. p. 464, e MASI DORIA, C., Cosimo Cascione (1969-2024), cit. p. 361.

[12]     Sono i versi del Poema de los dones di Borges, incluso nella raccolta El hacedor che cito dall’edizione 1965, Buenos Aires, Emecé Editores, p. 54.

[13]     Si v. MASI DORIA, C., Cosimo Cascione (1969-2024), cit. p. 365.

[14]     Attraverso la Foundation for Polish Science di Varsavia Cascione viene coinvolto nel PhD International Program su “The Traditions of Mediterranean Humanism and the Challenges of our Times: the Frontiers of Humanity” (2011-2015); nel 2014 è Profesor Visitante della Facultad de Derecho della Pontificia Universidad Católica del Chile; nel 2022 Visiting Professor di History of European Law presso l’Istituto italo-cinese della Zhongnan University - Economics and Law di Wuhan; nel 2017 ottiene una Senior Fellow presso un research network, con un focus sul mondo antico, della Freie Universität di Berlino, (Exzellenzcluster TOPOI).

[15]     CASCIONE, C., Le riviste romanistiche tra tradizione e innovazione, in Diritto romano e postmodernità. Conversazioni nel XL del primo convegno di Copanello. Maierato (Vibo Valentia), 20-22 ottobre 2022. Atti del convegno, cur. I. Piro, P. Marra, Soveria Mannelli, Rubbettino Editore, 2024, pp. 115-122.

[16]     CASCIONE, C., Le riviste romanistiche tra tradizione e innovazione, cit. p. 121.

[17]     CASCIONE, C., Le riviste romanistiche tra tradizione e innovazione, cit. pp. 117-118.

[18]     Cfr. CASCIONE, C., Le riviste romanistiche tra tradizione e innovazione, cit. pp. 120-121.

[19]     Svoltosi a Napoli, nell’aula Convegni dell’ex Dipartimento di Diritto romano fridericiano nei giorni 17 e 18 gennaio 2019. Le relazioni sono confluite poi nel volume LAWINE. Commercio e consumo del vino nel mondo antico. Aspetti giuridici. Atti del Simposio internazionale, Napoli, 17-18 gennaio 2019, cur. G.D. Merola, P. Santini, Napoli, Jovene, 2020.

[20]     CASCIONE, C., Le riviste romanistiche tra tradizione e innovazione, cit. p. 120.